Quasi tutti i genitori, prima o poi, si fanno la stessa domanda: è normale che a quest'età dica ancora così poco? Conoscere le tappe dello sviluppo del linguaggio aiuta a rispondere — non per misurare il proprio bambino con un cronometro, ma per sapere dove guardare e quando vale la pena chiedere un parere.
Prima delle parole (0-12 mesi)
Il linguaggio comincia molto prima della prima parola. Alla nascita un bambino sa già distinguere i suoni di tutte le lingue del mondo, mostra una preferenza netta per la voce della mamma e comunica attraverso il pianto.
Tra i 3 e i 6 mesi arrivano i primi vocalizzi: il bambino risponde al sorriso dell'adulto e ne segue lo sguardo. È l'inizio del dialogo, molto prima che ci siano parole dentro.
Tra i 6 e gli 8 mesi compare la lallazione canonica, la ripetizione di sillabe con la stessa consonante: ba-ba-ba, ma-ma-ma. Sembra un gioco, ed è uno degli indicatori più affidabili di come procederà lo sviluppo successivo.
Tra gli 8 e i 10 mesi la lallazione si fa variata — sillabe con consonanti diverse — e il bambino inizia a comprendere singole parole, molto prima di saperle dire.
Le prime parole (12-24 mesi)
Tra i 12 e i 18 mesi compaiono le prime parole vere e il bambino comprende brevi frasi. Il vocabolario cresce dalle 10 alle 50 parole circa.
Tra i 18 e i 24 mesi avviene quella che i logopedisti chiamano esplosione del vocabolario. Il bambino ha capito una cosa enorme: che a ogni parola corrisponde qualcosa, e che attraverso le parole può agire sul mondo — chiedere, rifiutare, far accadere le cose. Compaiono le prime combinazioni, il cosiddetto linguaggio telegrafico: "mamma acqua", "papà via".
Le prime frasi (24-36 mesi)
Tra i 24 e i 30 mesi il vocabolario diventa più vario: non solo nomi, ma anche verbi e aggettivi. Arrivano le prime frasi semplici, con un soggetto e un verbo.
Tra i 30 e i 36 mesi le frasi si allungano e si completano. Compaiono le parole con funzione grammaticale — articoli, preposizioni, pronomi — che tengono insieme il discorso.
Entro i sei anni
Il bambino acquisisce progressivamente tutti i suoni della lingua, completando l'intero inventario fonemico entro i sei anni. Fino ad allora è normale che qualche suono resti da sistemare: la /r/ è tipicamente l'ultima ad arrivare.
Una premessa importante
Queste tappe sono una mappa, non una tabella di marcia. Ogni bambino ha i suoi tempi, e uno scarto di qualche settimana non significa nulla di per sé. Quello che conta è la direzione: se il linguaggio cresce, anche lentamente, di solito va bene.
Vale invece la pena chiedere una valutazione quando qualcosa si ferma o regredisce: se a 24 mesi il vocabolario resta sotto le 50 parole, se a 3 anni non compaiono combinazioni di due parole, se il bambino a 4 anni resta poco comprensibile agli estranei, o se smette di usare parole che prima diceva.
Un dubbio non è una diagnosi. Una valutazione serve proprio a capire se c'è qualcosa su cui lavorare — e molto spesso, a togliersi un peso.

